Perché pensare positivo non ti renderà felice anche se tutti ti dicono di farlo

 Pensa positivo e vedrai che tutto si aggiusterà.

Da qualche anno, sorriso e ottimismo sembrano essere diventati i mantra assillanti della società contemporanea.

Basta guardarsi in giro per notare che intorno a noi c’è tutto un proliferare di libri e discorsi banali sul “segreto della felicità”.

Video su Facebook pieni di frasi fatte, nei quali personaggi improvvisati dall’alto della loro auto referenziata esperienza, ci raccontano le verità che cambieranno per sempre la nostra vita.

 

“Per essere felice devi essere ottimista”
“Sorridi che la vita ti sorride e vedrai che tutto sarà migliore.”

Siamo invasi da uno tsunami di citazioni sul potere benefico del sorriso che invitano le persone a pensare sempre positivo.

Molte sono fatte apposta per colpire l’attenzione degli ingenui o degli insicuri e di tutte quelle persone che cercano facili rimendi per cambiare le propria vita senza fare nulla.

Lo slogan di questi guru, salvatori e nuovi messia è sempre lo stesso:

Sorridi e pensa positivo per sconfiggere tutte le avversità della vita e raggiungere il successo che desideri

Grazie a questo martellamento incessante, ho notato un aumento di sorrisi talmente fasulli da essere quasi imbarazzante.

La maggioranza delle persone che incontro ogni giorno, indossa una maschera di invulnerabilità.

Sembra quasi che nessun problema li tocchi.

E quasi come se volessero comunicare la propria potenza con quell’atteggiamento di ottimismo che si basa sulla certezza di poter distruggere ogni negatività:

  • devo dirmi che tutto va bene anche se non non è così
  • 
devo ripetermi che tutto si aggiusterà da solo senza che io faccia nulla
  • sono certo che basta pensare positivo per fare in modo che le cose cambino

Una parte del pensiero moderno vuole che sorridiamo e ci invita a guardare la vita con ottimismo.

E bisogna farlo in ogni situazione, anche quando non ne abbiamo nessuna voglia

Sorridi sempre così gli altri ti sorrideranno.

Ma quante persone sorridono realmente e non indossano solo una maschera?

Ora potresti pensare che io sia un pessimista incazzato con tutti, ma non è così e voglio essere molto chiaro.

Sono fermamente convinto che vivere la vita con ottimismo e non prendersela per tutto quello che accade sia un atteggiamento che può davvero renderci più felici.

La felicità però non si raggiunge indossando la corazza del pensiero positivo solo per difenderti dal mondo.

L’ottimismo, il diverso modo di vedere le cose, dare la giusta importanza a quello che vivi e guardare quello che accade da altri punti di vista, sono atteggiamenti che si possono raggiungere.

Ma devi lavorare su te stesso e sui tuoi pensieri e convinzioni profonde, altrimenti il gioco che ti stai imponendo di giocare finirà solo per farti ancora più male delle emozioni da cui vuoi proteggerti.

Sorridi quando senti di farlo e non per accontentare una società sempre più triste e fasulla

Non basta importi di sorridere e pensare positivo se dentro non sei davvero così. Se non credi fermamente che questa sia la strada verso la felicità.

L’inganno del pensare positivo

Molti non sanno nemmeno di cosa parlano quando propongono l’ottimismo come terapia o soluzione a tutti i mali.

Quando le cose che pensi non si realizzano o non accadono nel modo esatto in cui le hai desiderate, continuerai a pensare positivo o avrai un crollo emotivo dovuto ad aspettative irreali?

È  proprio questo  quello che chiamo l’inganno del pensiero positivo che da anni ci stanno propinando.

Pensare positivo senza la consapevolezza di chi sei, dei tuoi bisogni e delle tue emozioni non ti renderà più felice.

Pensare positivo o fare fintaPensare positivo senza una profonda comprensione di te stessa, del tuo mondo e della situazione in cui ti trovi non farà altro che creare dentro di te idee sbagliate su chi sei e su cosa fare per uscire dalla situazione in cui ti trovi.

I sentimenti che provi non possono essere annientati indossando la maschera del falso sorriso o del pensare positivo.

Tutti abbiamo pensieri negativi e a tutti capita di vivere emozioni delle quali faremmo volentieri a meno: rabbia, tristezza, rancore, odio.

Tutti questi pensieri e stati d’animo devono essere elaborati, osservati e compresi e poi lasciati andare nella giusta maniera e non repressi dal pensiero positivo o da un inutile ottimismo.

Se sei incazzata e continui a reprime la rabbia, se sei delusa verso la persona che ami, se provi rancore e frustrazione o paura, ti garantisco che non basterà pensare positivo per cambiare le cose.

A livello profondo tutte quelle emozioni restano e prima o poi troveranno il modo di venire fuori e lo faranno in maniera devastante.

E’ come avere la muffa in casa e dare una passata di bianco pensando che la muffa sia sparita.

Puoi essere ottimista quanto vuoi, ma senza un trattamento profondo e definitivo quella muffa prima o dopo tornerà.

Pensare positivo non serve a farti stare meglio

Devi amare tutti, devi essere luce, devi essere buono e sorridente con ogni persona, anche con chi ti fa del male.

Io questa la chiamo la “filosofia dell’ipocrisia”, perché non si può essere sempre accondiscendenti, sorridenti e benevoli con tutti.

Ogni giorno incontro e conosco persone che sorridono, ma molte di loro lo fanno solo con le labbra.

Parlando con loro capisci che hanno il cuore,  l’anima e i pensieri pieni di gelosia, invidia, paura e sentimenti forti, ma credono che basti pensare positivo per cancellare tutto.

Capita che qualcuno ci stia antipatico, capita che certe situazioni ci facciano stare male o non ci piacciano.

A volte non sopportiamo nemmeno noi stessi perché dovremmo sempre sopportare ed accettare tutto e tutti.

 

Pensare positivo e sorridere non servirà a cambiare le cose

Ti stai solo imponendo a farti andare bene in maniera forzata qualcosa che non ti piace, senza accettarla veramente.

Il pensiero positivo a volte mi sembra una rassegnazione passiva a tutto quello che non va bene nella nostra vita.

Solo la crescita, la comprensione e la consapevolezza di te stessa e di dove ti trovi potrà cambiare le cose.

Se hai voglia di piangere piangi, se hai voglia di urlare grida, non serve sorridere se dentro stai soffrendo.

Non serve essere sempre positivi, così come non serve essere sempre negativi. Devi imparare ad essere realista.

Osserva dal di fuori le cose che ti accadono, accetta le tue emozioni e lasciale esaurire.

Quello che per me significa pensare positivo è il saper riconoscere che un pensiero negativo è affiorato nella mia mente.

Una volta individuato lo osservo e lo valuto nella maniera più distaccata possibile e poi decido in maniera consapevole cosa farne.

Posso scegliere di distogliere la mia attenzione da quel pensiero e decidere di concentrarmi su pensieri e immagini in grado invece di avere un impatto positivo su di me.

Questi nuovi pensieri sono sempre realistici e legati alle mie scelte e capacità.

Mi assumo la responsabilità di cambiare le cose e faccio tutto il possibile affinché quello che desidero accada e quello che mi fa male sparisca

Pensare positivo non significa negare la realtà e fare finta che i problemi non esitano, perché in questo modo non cambierà nulla.

penare positivo non significa essere stupidiPensare positivo significa riconoscere il problema e la realtà che vivi, ma decidere di concentrare la tua attenzione e i tuoi pensieri sugli aspetti positivi che questa realtà presenta.

Pensare positivo significa  accettare quello che accade e fare tutto il possibile per cambiare quello che non ti piace.

Non significa certo subire passivamente con un finto sorriso sulle labbra.

Le persone positive osservano gli eventi e le esperienze che vivono e piuttosto che farsi coinvolgere nella spirale di negatività o passare la vita a lamentarsi si danno da fare per cambiare le cose.

Sanno di poterlo fare e se ne assumono la responsabilità, anche se per un giorno non sorridono.

Pensare positivo non significa non provare mai rabbia, dolore o altre emozioni negative, perché non è possibile, ma significa riconoscere queste emozioni e decidere di non far dominare la propria vita da loro.

L’obiettivo del pensiero positivo non è quello di cancellare le emozioni.

Il suo scopo è quello di valorizzare gli aspetti positivi che esistono in ogni evento o situazione, anche quelli apparentemente più spiacevoli.

Del resto lo sai: siamo ciò che pensiamo, ma non dobbiamo vivere d’illiusioni.

Non serve pensare positivo se non agisci

Qual è il vantaggio di consentire ad ansie, preoccupazioni o negatività di prendere possesso della tua mente e dei tuoi pensieri?

Nessuno! Non c’è nessun vantaggio.

I pensieri negativi conducono esclusivamente in una fossa profonda piena di autocommiserazione, lamentele, sensi di colpa e frustrazioni che non sono in grado di produrre alcun effetto benefico, né su di te né su chi hai accanto

Non puoi controllare tutti gli eventi che accadono nella tua vita, ma puoi sempre decidere come reagire a quello che accade..

Pensare positivo non vuol dire credere ciecamente che le cose vadano bene, non vuol dire chiudere gli occhi di fronte alle sfide o alle difficoltà, non vuol dire vivere la propria vita come se le situazioni negative e spiacevoli non esistessero.

Pensare positivo significa capire come affrontare nel miglior modo possibile le sfide che ogni giorno ci troviamo ad affrontare.

Il pensiero negativo diminuisce nettamente le possibilità di successo.

Il pensiero positivo le aumenta esponenzialmente.

“Ettore, ho capito che pensare positivo non serve se poi non agisco, ma se mi trovassi di fronte ad un insuccesso nonostante tutto ciò?”

Pensaci un attimo: con il pensiero negativo ti troveresti a dirti “ecco lo sapevo, sapevo che sarebbe andata cosi”.

In questo modo che cosa avresti imparato?

Nulla e non faresti altro che confermare che quello che è accaduto non dipende da te e non puoi fare nulla per uscirne.

Con il pensiero positivo, invece, i tuoi pensieri saranno “cosa ho imparato da questa situazione? Cosa posso fare di diverso la prossima volta per avere successo?“.

Questo per me significa pensare positivo: imparare qualcosa da ogni situazione e da ogni problema.

Pensare positivo è una scelta, ma troppe volte è solo una scusa per non agire e aspettare che le cose cambino in maniera miracolosa.

Le cose non cambieranno mai se non inizi ad agire.

E proprio per aiutarti in questo cambiamento ho preparato un video gratuito nel quale ti mostro come affrontrare e superare i momenti difficili.

Un video nel quale trovi le chiavi per unire pensiero positivo e azione.

Guardalo adesso, clicca qui —>> VIDEO

Sempre con Amore

Per ascoltare altri Battiti e trovare nuovi pensieri, riflessioni e spunti sull’Amore vieni su Amore Maleducato.

Pizza Rustichella

Ciao a tutti oggi vi presento la pizza Rustichella , l’ho chiamata così prendendo spunto dalle farine che ho usato, e anche perché è una pizza semplice e leggera, condita con verdure. Ciò nonostante, nella sua semplicità è davvero molto gustosa. “Con questo elaborato partecipo allo StraContest Strapizza la farina ideale per la pizza di qualità indetto dal Gruppo Facebook “Pane e Tuli … pani”https://www.facebook.com/groups/349374371920870/ di Lorenzo Soldini e sponsorizzato dall’ industria Molitoria Perteghella http://www.perteghella.it/ .

Ingredienti per la pizza Rustichella :

150 g di farina ai cereali stra pizza

350 g di farina rustica stra pizza

un cucchiaino di zucchero

10 g di lievito madre stra pizza ( in alternativa 7 g di lievito di birra in polvere o 25 g di lievito di birra fresco )

250 g di acqua

12 g di sale + 20 g di acqua

20 g di olio extra vergine di oliva

peperone tagliato a listarelle q.b

pomodorini q.b.

zucchina tagliata a fettine q.b.

basilico per guarnire

mozzarella treccia

pepe q.b.

salsa di pomodoro

Procedimento :

sciogliere in 250 g di acqua il lievito madre stra pizza con un cucchiaino di zucchero. Aggiungere le farine e impastare a bassa velocità fino a incordatura. Aggiungere il sale sciolto in 20 g di acqua e l’olio, impastare fino a quando il tutto è ben assorbito. Porre l’impasto in una ciotola leggermente oliata e coprire con pellicola e mettere in frigo a lievitare per 24 ore. Trascorse le 24 ore togliere dal frigo l’impasto e fare delle pezzature di 200 g. Stendere con le mani le pizze, condirle con salsa di pomodoro, peperone, zucchina, mozzarella, pepe e un filo di olio extra vergine di oliva e cuocerle in fornetto Ferrari pizza express delizia ( preriscaldato alla massima temperatura (3) per 10 minuti ) per 5 minuti.

Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella
Pizza Rustichella

Fonte Cucinare con amore.

brioches con il tuppo

Brioches con il tuppo

Ciao a tutti oggi vi delizio con le famose brioches con il tuppo, tipico dolce siciliano. Di solito vengono servite calde, farcite con gelato o con granita alle mandorle. Io le adoro anche semplici inzuppate nel latte e caffè. Se volete potete farcirle con crema alla nocciola o con marmellate di vari gusti, sono buonissime in tutte le versioni. Le mie brioches con il tuppo  sono a lievitazione naturale, ma per accontentare anche chi non è in possesso del lievito madre, metterò anche la ricetta con lievito di birra  Provatele e non ve ne pentirete, sono sofficissime e profumatissime.

Ingredienti per circa 10 brioches con il tuppo :

150 g di li.co.li rinfrescato 4 ore prima dell’utilizzo*

200 g di farina 0

200 g di manitoba

150 g di acqua a temperatura ambiente

25 g di latte in polvere per pasticceria

60 g di zucchero

un uovo

una bustina di vanillina o un cucchiaino di estratto di vaniglia

scorza di un limone grattugiata

un pizzico di sale

40 g di burro a temperatura ambiente

latte q.b.

* Se volete usare il lievito di birra usate 6 g di lievito di birra fresco, con 240 g di farina 0, 240 g di manitoba e 230 g di acqua

*Se volete usare la pasta madre 120 g di pasta madre rinfrescata 4 ore prima dell’utilizzo, 190 g di farina 0, 200 g di manitoba e 150 g di acqua.

Procedimento :

diluire il latte in polvere in 150 g di acqua a temperatura ambiente e versarlo nella ciotola dell”impastatrice insieme al li.co.li, lo zucchero, l’uovo, la scorza di limone grattugiata, la vanillina e impastare a velocità bassa. Aggiungere le farine e il pizzico di sale e impastare fino a incordatura, l’impasto risulterà elastico e non si spezzerà. Aggiungere il burro a pezzetti e impastare fino a quando il burro è ben assorbito. Trasferire l’impasto in una ciotola imburrata e coprire con pellicola. Mettere a lievitare nel forno spento con luce accesa per 3-4 ore. Formare delle pezzature di 70 g e di 15 g e fare delle palline. Posizionare le palline più grandi su una teglia rivestita da carta forno. Fare una fossetta al centro con le dita e mettere al centro la pallina più piccola. Coprire con pellicola e far lievitare sempre in forno spento con luce accesa per 3 ore circa. Spennellare le brioches delicatamente con del latte e Infornare a 175° in forno statico, preriscaldato per 20-25 minuti. Le  brioches saranno pronte quando saranno ben dorate. Una volta sfornate, spennellarle con del latte nuovamente e farle raffreddare su una griglia. Se volete potete farcirle una volta intiepidite, con del gelato a vostra scelta, con granita alle mandorle o anche granita al caffè con panna. Per farle rimanere sofficissime per più giorni potete o chiuderle in un sacchetto per alimenti o surgelarle e scongelarle all’occorrenza, sembreranno appena sfornate

brioches col tuppo
brioches con il tuppo
brioches col tuppo
brioches con il tuppo

Fonte Cucinare con amore.

muffins alla ricotta

Muffins alla ricotta

Ciao a tutti sono tornata, ultimamente sono stata impegnata per i preparativi del compleanno di mia madre, e non ho avuto molto tempo a disposizione, per dedicarmi al mio amato spazio.

Oggi vorrei proporvi questi muffins alla ricotta con gocce di cioccolato fondente, sono ottimi a colazione o per la merenda . Tra l’altro sono molto versatili, volendo potete sostituire al posto delle gocce di cioccolato fondente dei mirtilli o dei canditi o delle gocce di cioccolato bianco. Potete anche farli bi-gusto, dividendo l’impasto in due parti, una al cioccolato e l’altra bianca ( in questo caso vi basterà aggiungere a metà del composto un cucchiaio di cacao amaro setacciato ).

Ingredienti per 12 muffin :

2 uova

100 g di zucchero

125 g di ricotta

1 bustina di vanillina

150 g di farina 00

50 g di frumina

1 busta di lievito per dolci

60 g di olio di semi di girasole

80 g di gocce di cioccolato fondente

 Procedimento :

sbattere le uova con  lo zucchero per 10 minuti fino a ottenere una massa cremosa. Aggiungere gradatamente ricotta e vanillina. Versare a cucchiaiate la farina, con la frumina e il lievito setacciati. Versare a filo l’olio di semi di girasole e aggiungere le gocce di cioccolato. Mescolare per un minuto per farle amalgamare al composto. Distribuire l’impasto nei 12 pirottini. Cuocere per 20 minuti nella parte media del forno preriscaldato a 170° con forno ventilato. Fare prova stecchino e far raffreddare i muffins una volta cotti su una griglia.

 

Muffins alla ricotta

un posto al sole

Un Posto al Sole, l’amore in televisione

Un Posto al Sole, l’amore che mi piace vedere

Un posto al sole è la fiction italiana che seguo e amo vedere per i suoi intrecci amorosi e per la sua ambientazione tutta italiana, principalmente girata a Napoli, città di cui sono innamorata.

L’amore è un’ aspetto molto importante della mia vita, che voglio trascorrere donando e vivendo questo sentimento al massimo della sua forza.Quindi quando il mio cuore è libero, mi rifugio in questa fiction televisiva e cerco di viverla come se fossi una delle protagoniste.

Le prossime puntate ci faranno vivere dei momenti molto intensi, in cui i protagonisti saranno incastrati in una serie di intrecci e di situazioni travolgenti che li travolgeranno.

Raffaele e Ornella sono felici perché molto presto Eugenio e Viola daranno loro un nipotino/a. Tuttavia si ritrovano a fare i conti con alcune importanti preoccupazioni. Marina non fa altro che pensare a Matteo e si reca in ospedale per fargli visita. Roberto, nel frattempo, entra sempre più in complicità con l’architetto Mancuso. Viola decide di portare avanti la gravidanza, anche se i medici le comunicano che è molto rischiosa. La vicinanza sul lavoro tra Andrea e Arianna finisce per metterli l’uno contro l’altra ed accentuare la “naturale” competizione che vi è fra loro nonché… ripicche di ogni genere!

Tra Marina e Roberto si instaura un clima di forte tensione. La donna, nonostante tutto, non rinuncia a far visita a Matteo, che non riesce a togliersi dalla testa, ed i suoi pensieri si spingono sempre oltre. Non sa però, che presto si ritroverà a vivere una spiacevolissima situazione. Renato e Beatrice sottopongono Niko, in vista del colloquio, ad un durissimo e difficilissimo training. Quando Beatrice arriva in ufficio, si ritrova a fare i conti con una sorpresa davvero poco gradita. Serena parte per Roma, pressata dalle continue richieste di Gigi De Colle e sul treno fa un incontro inaspettato!

Enriquez costringe Beatrice e Susanna a condividere la stanza dei praticanti avvocato. Con sgomento, Niko apprende che l’avvocato gli sta facendo una cattiva pubblicità. Marina sente in cuor suo di amare Matteo ma, nel contempo, non vuole tradire Roberto. La donna si reca da Filippo in cerca di validi consigli. Serena riesce ad evitare Roberto nel suo viaggio di andata verso la Capitale, ma di ritorno a Napoli, ecco che la Cirillo si ritrova a dover fare i conti con un’altra inaspettata sorpresa!

Dopo essere stato con l’avvocato Enriquez, Niko è inconsolabile. Beatrice si scontra furiosamente con il suo datore di lavoro che vorrebbe legarsi di nuovo a lei. Giulia, coinvolta insieme ad Angela in una nuova iniziativa sociale in carcere, si ricorda dell’ultima lettera ricevuta da Vintariello e non sa se rispondergli oppure meno!

Il mio personaggio preferito rimane Viola, con la sua fresca bellezza, la sua voglia di amore e di diventare mamma, per trasmettere tutta la sua voglia di vivere e di amare a chi le stà vicino.

 

 

Il rapporto madre figlio e l’amore per il padre

L’amore materno è diverso da quello per un uomo

 
La madre, acrilico su tela di Flavio Lappo

L’amore materno, quello del rapporto madre-bambino, è considerato uno dei più intensi che una donna possa provare: le madri affermano di essere disposte a morire per il proprio figlio. Quando una donna diventa madre normalmente, sottolineo normalmente per via delle dovute eccezioni, mette al primo posto l’esserino che ha partorito e nelle prime fasi della crescita il padre, nonché compagno di vita, scende nella scala delle priorità, a volte anche estromesso in modo permanente. Ciò spiega il valore e la forza di una madre, del suo infinito amore, del suo darsi senza condizioni. Una madre ama e si adopera senza nulla chiedere in cambio, credo sia questa la definizione più calzante per definire una femmina madre. Ho parlato con tante mamme e questa affermazione l’hanno avvertita come vera, emozionante e calzante come poche altre. La biologia supporta questa “missione”, c’è qualcosa di naturale e legato alla sopravvivenza nell’accudimento, ma la ragione e il sentimento umano vanno oltre e sono capaci di mostrarci la differenza. Quando una donna ama un uomo può giungere ad annichilirsi, a prostrarsi, a donarsi fino a rinnegare se stessa, ma un amore di questo tipo è squilibrato e rimanda ad una bassa considerazione di sé. Se la stessa situazione la riportiamo al suo rapporto con il figlio, ci accorgiamo che diventa normale. Ciò ci può far immediatamente cogliere un’importante prima e prioritaria differenza con l’amore erotico: la dedizione totale, sana e naturale, oltre se stessi.

Maria Giovanna Farina ©Riproduzione riservata

Fonte: L’amore materno è diverso da quello per un uomo

 

A capodanno no la valigia

Ancora una volta ciao, ancora una volta è mercoledì ed è l’ultimo mercoledì dell’anno. Sono in cucina con un sole bellissimo che entra dalle finestre, adesso insieme a Pece c’è Ca’ Milla 🐶 e fuori in giardino ci sono 10 gradi. Sì, niente neve, forse niente bob e sci stavolta, ma c’è un sole bellissimo e questo può bastare. Sto scrivendo l’ultimo pensiero nel cassetto di quest’anno, un cassetto molto grande, pieno di calzini diversi, coloratissimi, e ce n’è qualcuno con dei buchi.

Dicembre assomiglia ad un capolinea, l’ultima stazione di una città che ancora non conosci ma che non vedi l’ora di scoprire, un treno, quel treno, con dodici fermate che non finiscono più o che scorrono in un battito di ciglia, dipende da come stai, da cosa cerchi. Magari ti addormenti e ti perdi il paesaggio. Oppure conti tutti i paesi che mancano prima di scendere, che spesso hanno dei nomi che non avevi mai immaginato. Poi arrivi, e?

2017

città sconosciuta, temperatura anche, ci arriverò un po’ impreparata e con la valigia sbagliata, troppi maglioni o troppo pochi, i jeans e i pantaloni a palazzo che n0n saprò mai come abbinare, avrò freddo o caldo o tutti e due e mi sarò dimenticata il dentifricio a casa, ma i calzini, sì, i calzini ci saranno, e saranno sempre giusti.

Ci sono cose che non sono mai sbagliate. I sogni, quelli sul soffitto della testa, ad esempio. Le parole dette con il cuore in mano, anche se magari il cuore te lo infilzano con lo spiedino del barbecue e se lo mangiano al prossimo Ferragosto. Sognare (con del sano revery) non può essere un errore, forse è addirittura l’unica certezza che si può avere.

I sogni calzano su di noi come i calzini, ognuno ha i suoi, glitterati, a pois, a fantasmino, neri, bianchi, o non lo so, ma ognuno ha i suoi e in qualche modo stanno sempre bene.

Sarebbe divertente ora raccogliere tutti i biglietti dei treni che ho preso quest’anno, calcolare anche il percorso fatto in bus, i viaggi in macchina e quelli in aereo, e sommare tutti i chilometri di questi dodici mesi. Probabilmente, probabilmente dico, il risultato equivarrebbe a due giri del mondo! O poco meno. E dopo questa incredibile avventura piena di musica e di cose belle, sento che è giunto il momento di abbassare un po’ il volume. Solo un po’.
Viaggiare, perdersi, incontrare, smettere di pensare, studiare, ascoltare. Soprattutto, ascoltare.

Stare un po’ in silenzio, non autocitarsi ma citare, non sentire ma ascoltare. E ascoltarsi, ma non troppo.

Leggevo NANA da piccola, un manga su una ragazza piuttosto rock ‘n’ roll, che il giorno prima della partenza per Tokyo con biglietto di sola andata dice: “come bagaglio porterò soltanto la mia chitarra e un pacchetto di sigarette.”

Così mi porterò solo uno zaino, il fedele zaino del campeggio, lo zaino di chi parte e non ha voglia di stare troppo comodo. Una bottiglietta d’acqua, il guitalele, un quaderno di appunti con il palloncino rosso sulla copertina, le cuffiette e lo spazzolino da denti.

Buon vento

Fonte:  Capodanno senza valigie  dal Blog Francesca Michielin.

Alberi senza colori

Siamo giunti ufficialmente all’ultimo pensiero autunnale, prima che l’inverno ci porti via con sé. Gli alberi sono cambiati, settimana dopo settimana, e ora mi trovo qui, in una specie di stasi, un desiderio che non si avvera o che forse si avvererà, un desiderio che si chiama neve. E io sognavo che questo ultimo capitolo si potesse chiamare bianco ma forse è meglio così, sì, questo calzino stropicciato non ha nessun colore e nulla avviene per puro caso.

E’ curioso ritrovarsi a segnare cose sul calendario, o sulla fedele moleskine, scorrere le pagine, cercare nuove caselle e non trovare più nulla, un vuoto che convenzionalmente chiameremo duemiladiciassette, ma che io vorrei chiamare solo così: bianco. Una pagina bianca su cui ricominciare, su cui riscrivere un nuovo capitolo, la neve fresca ancora priva di impronte su cui stendersi per fare gli angeli.

Un sacco di poeti ma anche un sacco di persone meno poetiche paragonano il passaggio dall’autunno all’inverno ad una morte e associano invece la primavera alla vita, al germoglio, alla rinascita. Secondo me non è così. Un albero che perde le foglie non è un albero che muore, anzi, credo sia la più bella rappresentazione di un albero vero.

Le foglie sono un po’ come le ciprie e i rossetti, e anche come i vestiti: confondono, uniformano, a volte perfino mascherano. Un albero senza foglie racconta un sacco di storie. Ti parla del suo rapporto col vento, ti svela le sue cicatrici, non ha più le ciliegie come orecchini pendenti, tutt’altro: scopre le sue braccia e la sua corteccia senza sovrastrutture, non si nasconde. Ed è così, in un certo senso, anche per me.

Buoni propositi che ho pensato prima di salutare l’autunno:

A, I’m not a google snippet. Non ci si può più fidare dei frammenti. Neanche gli archeologi li assolutizzano quando trovano un centesimo del reperto che stanno cercando o che scoprono, quindi non possiamo farlo nemmeno noi. E’ come giudicare il famoso libro dalla copertina, è accontentarsi di un estratto quando puoi leggere l’intero manoscritto, è considerare un film già molto brutto, passabile o piuttosto bello perché hai già visto il trailer, è pensare che un disco sarà insignificante o meraviglioso solo perché hai ascoltato il primo singolo. Nevermore, no.

B, Non di solo burro d’arachidi vive l’uomo. Ma neanche di solo pane. Così sarà bello trovare un equilibrio nella propria vita, e non passare sempre e solo dall’Iperuranio platonico al riso soffiato dei cereali della colazione in un minuto, che per me rappresentano da sempre la sostenibile e diretta leggerezza dell’essere. Perché la virtus che sta in medio è così stupenda ma anche così difficile che quasi ci rinunci. Invece io ce la voglio fare, e ambire alla leggerezza che sa essere saggia, alla conoscenza che sa renderti leggero, alla dolcezza così bella che sa anche essere forte e decisa.

C, (come) confrontarsi, non confrontare. Basta confronti tra cose troppo distanti da quello che si è, o che se anche fossero simili, non potranno mai essere come quello che si è. Perché ognuno è speciale, a modo suo, e per qualcosa che ancora magari non conosce ma che quando scoprirà lo renderà ancora più felice. Ma confrontarsi sì, quello sempre. Ascoltare. Incontrare. Rielaborare. Sempre. E stare pure un po’ zitti.

D, cercare ciò che è stimolante, e non solo quello che è ispirante. Un cuore di carta, o di vetro, o di qualsiasi materiale, per quanto decorato, luminoso, sensazionale, può essere una cosa buona, ma non sarà mai come un cuore che pulsa.

E, la curiosità (intesa in senso buono) può salvare da ogni male. Ovunque ci sia pigrizia, non accadono cose troppo positive.

F, ho scoperto da poco che io e i latticini non andiamo perfettamente d’accordo, ma me ne sono fatta una ragione. Però, ogni volta che devo evitare di mangiare qualcosa, elaboro metafore sul cibo che includono l’alimento proibito. E così, la vita è come il latte, se non stai attento e lo sbatti troppo, ottieni qualcosa che assomiglia al burro ma il burro manco è, se invece non ci vai troppo forte ma neanche troppo piano, riesci a fare dell’ottima panna (e io la adoro). P.S. mi manchi

G, i film western possono insegnare cose molto più interessanti di quanto pensassi. Gli indiani quindi sono i buoni o i cattivi? E se non fossero nessuno dei due?

Fonte:  Trees | no colours  dal Blog Francesca Michielin.

Pasta madre per la brioche senza uova e burro

Ciao a tutti oggi vi delizio con la brioche senza uova e burro con pasta madre e marmellata di pesche ( chiaramente voi potete farcirla come desiderate anche con crema di nocciola o altre marmellate ), sofficissima e leggera, è ottima a colazione, per la merenda dei vostri bimbi o semplicemente per concederci una pausa golosa in qualsiasi momento della giornata. Questa volta ho voluto sperimentare l’acqua fermentata con prugne. Ho semplicemente lasciato delle bucce di prugne in un barattolo sterilizzato con acqua imbottigliata per 5 giorni a macerare. Ogni giorno la mattina e la sera sbattevo il barattolo, lo aprivo e lo richiudevo. Il 5° giorno ho odorato l’acqua aveva un odore tipo mosto, leggermente alcolico, allora l’acqua fermentata con tante bollicine era pronta 🙂 Ho filtrato l’acqua rimessa nel barattolo, una parte l’ho usata per rinfrescare la pasta madre l’altra l’ho conservata in frigorifero. Questa tecnica mi ha stupito, in frigo la pasta madre rinfrescata è raddoppiata in poche ore. Allora mi son detta proviamo ad usarla per fare una bella brioche, e son rimasta molto soddisfatta del risultato. Una brioche profumatissima e sofficissima.

Ingredienti per la brioche senza uova e burro con pasta madre :

190 g di pasta madre rinfrescata 4 ore prima dell’utilizzo

190 g di farina manitoba

190 g di farina 00

150 g di acqua

100 g di zucchero

40 g di latte

2 cucchiai di limoncello

un pizzico di sale

30 g di olio di semi di girasole

marmellata di pesche q.b.

Procedimento :

sciogliere la pasta madre nel latte e in acqua con lo zucchero. Aggiungere gradatamente le farine setacciate, versare i 2 cucchiai di limoncello e impastare a bassa velocità. Aggiungere il pizzico di sale e continuare ad impastare. Infine unire l’olio di semi di girasole in piccole dosi e impastare fino a quando è ben assorbito e l’impasto è incordato ( l’impasto deve essere elastico e non spezzarsi ). Riporre l’impasto in una ciotola leggermente oliata, coprire con pellicola, riporre in forno spento con la luce accesa e con un pentolino d’acqua bollente e far lievitare per 6 ore. Ribaltare delicatamente la ciotola su un piano leggermente infarinato, stendere l’impasto con le mani e formare un rettangolo. Spalmare la marmellata alle pesche con un cucchiaio, lasciando 3 cm di bordi liberi. Avvolgere su se stesso il rettangolo formando un rotolo. Tagliare tanti dischetti che andremo a posizionare in uno stampo da plumcake rivestito da carta da forno, in maniera casuale, coprire con la pellicola far lievitare un ora.

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Infornare in forno statico preriscaldato a 180° con un pentolino d’acqua, nel piano più basso per 30 – 35 minuti. La brioche sarà pronta quando sarà bella dorata e se facciamo la prova stecchino, lo stecchino sarà asciutto. Una volta cotta spennellarla con acqua e farla raffreddare su una griglia prima di servirla. Se non la dovete consumare subito consiglio per mantenere la sua sofficità, di congelarla e scongelarla all’occorrenza, sembrerà appena sfornata 🙂

Brioche senza uova e burro con pasta madre

Brioche senza uova e burro con pasta madre

Brioche senza uova e burro con pasta madre

Brioche senza uova e burro con pasta madre

Brioche senza uova e burro con pasta madre

Brioche senza uova e burro con pasta madre

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Fonte: Brioche senza uova e burro con pasta madre da Cucinare con amore.

Pasta madre e pangoccioli

Ciao a tutti oggi vi delizio con una merenda sana e genuina, i pangoccioli con pasta madre, panini sofficissimi con gocce di cioccolato fondente al loro interno. Ottimi a colazione o semplicemente per concedersi una dolce pausa. Sono amati sia dai grandi che dai piccini. Si possono surgelare e scongelare all’occorrenza, o conservare in dei sacchetti alimentari ben chiusi, resteranno soffici anche per 2-3 giorni. Nella ricetta troverete anche la versione con lievito di birra. In più nell’impasto c’è la presenza del water roux, o impasto gelatinizzato anche detto Tang zhong, antica tecnica cinese, che rende ancora più soffici questi panini. Questa tecnica consiste nell’usare 1 parte di farina e 5 parti di liquidi, come acqua o latte. Ma adesso passiamo alla ricetta 🙂

Ingredienti per 14 pangoccioli con pasta madre :

150 g di pasta madre rinfrescata 4-5 ore prima dell’utilizzo*

50 g di zucchero

2 uova

una bustina di vanillina o semini di una bacca di vaniglia

30 g di burro

20 g di fecola di patate

100 g di latte

100 g di acqua

170 g di farina 0 tipo 1

250 g di farina manitoba

un pizzico di sale

gocce di cioccolato fondente q.b.

*un uovo sbattuto e mezzo bicchiere di latte per spennellare i pangoccioli prima d’infornarli

*Se si vuole usare il lievito di birra, fare un lievitino con 7 g di lievito di birra fresco, 75 g di farina Manitoba e 30 g di acqua. Attendere il raddoppio e usarlo al posto della pasta madre procedendo come da ricetta. Chiaramente i tempi di lievitazione saranno più brevi.

Procedimento :

versare il latte in un pentolino con la fecola di patate e mescolare. Scaldare il tutto a fiamma bassa mescolando fino a quando si addenserà. Far raffreddare e tenere da parte il water roux. Sciogliere la pasta madre a pezzetti in acqua con lo zucchero. Aggiungere la vanillina, le uova, il water roux e le farine setacciate, il pizzico di sale e impastare a bassa velocità. Aggiungere il burro morbido a pezzetti e impastare fino a quando l’impasto risulterà liscio ed elastico. Versare l’impasto in una ciotola leggermente oliata e fare un giro di pieghe a 3. Coprire con pellicola e far lievitare in forno spento con luce accesa per 3 ore. Capovolgere l’impasto su un piano da lavoro e fare delle pezzature da 60 g circa. Formare i panini aggiungendo le gocce di cioccolato fondente possibilmente fredde altrimenti con il calore delle mani potrebbero sciogliersi. Poggiare i pangoccioli su una teglia rivestita da carta forno, coprire con pellicola e far lievitare sempre nel forno spento con la luce accesa per 4 ore. Spennellare i pangoccioli con un uovo sbattuto e un po’ di latte e infornare in forno statico preriscaldato a 180° per 20-25 minuti fino a quando risulteranno belli dorati.

Pangoccioli con pasta madre

Pangoccioli con pasta madre

Spennellare con dell’acqua i pangoccioli ancora caldi e far raffreddare su una griglia.

Pangoccioli con pasta madre

Pangoccioli con pasta madre

Pangoccioli con pasta madre

Pangoccioli con pasta madre

Pangoccioli con pasta madre

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Fonte: Pangoccioli con pasta madre da Cucinare con amore.